Panel 6 - Terremoti, memoria e Public History: narrazioni, pratiche e sguardi di genere
Date
2026Author
Biscioni, Raffaella
Maiorino, Massimo
Palumbo, Valeria
Fusco, Maria Antonella
Metadata
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Il panel esplora il terremoto come evento traumatico capace di generare narrazioni,
pratiche culturali e forme di attivazione civile che contribuiscono alla costruzione della
memoria pubblica. In una prospettiva di public history, le tre relazioni analizzano come il “dopo” del sisma venga tradotto in linguaggi, dispositivi e azioni rivolti a pubblici diversi, mettendo in relazione esperienza individuale, memoria collettiva e spazio pubblico. La relazione di Maria Antonella Fusco prende in esame narrazioni letterarie di scrittrici meridionali che rielaborano terremoti storici, dal Settecento al Novecento, come pratiche di mediazione storica. Attraverso l’uso di fonti d’archivio, memorie familiari e biografie femminili, il romanzo storico è interpretato come strumento di public history, capace di diffondere il passato traumatico e di incidere sull’immaginario collettivo dei territori colpiti. La relazione di Valeria Palumbo si concentra sull’esperienza del terremoto dell’Aquila del 2009 come origine di pratiche di memoria partecipata e di ricostruzione sociale dal basso. Il percorso dell’associazione Donne TerreMutate e della Casa delle Donne mette in luce il ruolo dell’attivismo femminile nella produzione di narrazioni condivise, nella creazione di luoghi simbolici e nella costruzione di reti civiche. La relazione di Massimo Maiorino indaga il contributo delle arti visive e della fotografia nella documentazione e interpretazione del terremoto dell’Irpinia del 1980, leggendo immagini e pratiche espositive come dispositivi di memoria pubblica e strumenti di mediazione storica. Nel loro insieme, i tre interventi mostrano come la public history offra strumenti efficaci per comprendere e comunicare eventi traumatici, mettendo in relazione narrazione, immagini e pratiche sociali nella costruzione di memorie pubbliche inclusive, con attenzione agli sguardi di genere e al ruolo delle comunità nella rielaborazione del passato. The panel explores earthquakes as traumatic events capable of generating
narratives, cultural practices, and forms of civic engagement that contribute to the
construction of public memory. From a public history perspective, the three presentations analyze how the “aftermath” of the earthquake is translated into languages, devices, and actions aimed at different audiences, relating individual experience, collective memory, and public space. Maria Antonella Fusco's presentation examines literary narratives by southern female writers who rework historical earthquakes, from the 18th to the 20th century, as practices of historical mediation. Through the use of archival sources, family memoirs, and women's
biographies, the historical novel is interpreted as a tool of public history, capable of
disseminating and reworking the traumatic past and influencing the collective imagination and public perception of the history of the affected territories. Valeria Palumbo's report focuses on the experience of the 2009 earthquake in L'Aquila as
the origin of practices of shared memory and social reconstruction from the bottom up.
The analysis of the work of the Donne TerreMutate association and the Casa delle Donne highlights the role of female activism in the production of shared narratives, the creation of symbolic places, and the construction of civic networks, shaping forms of public history based on collective action, the engagement of local communities, and a gender perspective. Massimo Maiorino's report investigates the contribution of the visual arts and photography in documenting and interpreting the 1980 Irpinia earthquake. Images and exhibition practices are read as devices of public memory and instruments of historical mediation, capable of transforming visual testimony into shared knowledge and critical awareness. Taken together, the three presentations show how public history offers effective tools for understanding and communicating traumatic events, linking narrative, images, and social practices in the construction of inclusive and pluralistic public memories, with attention to gender perspectives and the role of communities in reworking the past.
