Pasolini e i giovani infelici
Abstract
Pier Paolo Pasolini vedeva i giovani come la punta avanzata della
società. Dunque nella fascia giovanile riteneva di poter intuire in maniera più
evidente quei fenomeni che riguardavano la società nel suo complesso. Il presente
articolo parte dall’analisi di un testo dei primi mesi del 1975, dal titolo I giovani
infelici, che Pasolini aveva deciso di porre quale capitolo introduttivo del volume
Lettere luterane, che sarebbe uscito postumo nel 1976, l’anno dopo la morte
dell’autore. Pasolini sostiene di percepire l’infelicità delle nuove generazioni a
partire dall’osservazione del loro aspetto, dei loro gesti, dei loro comportamenti. La
diagnosi pasoliniana di tale supposta infelicità ha a che fare con la pervasività del
processo di omologazione in atto nella società italiana del tempo. Lo stesso crescente
permissivismo in campo sessuale, lungi dal rappresentare un’autentica liberazione,
è motivo di comportamenti massificanti e fonte di ansia nevrotica, poiché obbliga
i giovani ad aderire inconsciamente allo schema coatto della coppia eterosessuale.
L’articolo amplia poi l’indagine di questi temi tipici della riflessione dell’ultimo
Pasolini facendo riferimento anche ad altre opere dello scrittore: dagli Scritti corsari
all’estrema, disperata allegoria cinematografica di Salò o le 120 giornate di Sodoma,
fino al romanzo incompiuto Petrolio. Pier Paolo Pasolini saw young people as the leading edge of society.
Therefore, in the youth range he believed he could understand in a more evident
way those phenomena that concerned society as a whole. This article starts from
the analysis of a text written in the first months of 1975, entitled I giovani infelici,
which Pasolini had decided to place as the introductory chapter of the volume
Lettere luterane, which would be published posthumously in 1976, the year after the
author’s death. Pasolini claims to perceive the unhappiness of the new generations
starting from the observation of their appearance, their gestures, their behavior.
Pasolini’s diagnosis of this supposed unhappiness has to do with the pervasiveness
of the homologation process underway in the Italian society of the time. The same
growing permissiveness in the sexual field, far from representing an authentic liberation, is a reason for massifying behaviors and a source of neurotic anxiety,
since it forces young people to unconsciously conform to the compulsory pattern of
the heterosexual couple. The article then broadens the investigation of these typical
themes of the last Pasolini’s reflection by also referring to other works of his: from
Scritti corsari to the extreme, desperate cinematographic allegory of Salò o le 120
giornate di Sodoma, up to the unfinished novel Petrolio.
URI
https://www.sinestesierivistadistudi.it/una-disperata-vitalita/http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9776
