«L’odore dell’India» fra ricerca dell’Altrove e orientalismo terzomondista
Abstract
L’articolo prende le mosse dalla vasta produzione odeporica italiana dedicata ai viaggi in India nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta (Emanuelli, Levi,
Moravia, Patti, Todisco) per delineare le specificità della relazione emotiva, sensoriale ed
estetica che Pasolini stabilisce con il paese asiatico ne L’odore dell’India. La prospettiva
pasoliniana, se da un lato risente ancora di alcuni stereotipi legati alla concezione orientalista denunciata da Said (l’appiattimento delle differenze religiose, la sottolineatura
della mitezza e docilità dei giovani indiani, l’ottica antimoderna, il ruolo delle missioni
cattoliche), dall’altro mette in risalto con intensa partecipazione intellettuale e umana
aspetti quali il soundscape di un’India notturna e ancestrale, la preminenza di una dimensione corporale non omologata come in Occidente e la fascinazione per la morte e
i suoi rituali. The paper starts from the vast Italian odeporical production dedicated to
travels to India during the 1950s and 1960s (Emanuelli, Levi, Moravia, Patti, Todisco) to
delineate the specificities of the emotional, sensorial and aesthetic relationship that Pasolini establishes with the Asian country in L’odore dell’India. While Pasolini’s perspective still suffers from certain stereotypes linked to the Orientalist conception denounced
by Said (the flattening of religious differences, the underlining of the meekness and
docility of young Indians, the anti-modern outlook, the role of the Catholic missions),
it also highlights aspects such as the soundscape of a nocturnal and ancestral India,
the prevalence of a bodily dimension that is not homologated as in the West, and the
fascination with death and its rituals, with intense intellectual and human participation.
URI
https://www.sinestesierivistadistudi.it/una-disperata-vitalita/http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9778
