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Plinio il Vecchio e la letteratura tecnico-artistica: indagine sul Fortleben dei libri 33-37 della Naturalis Historia in età tardoantica e altomedievale
dc.date.accessioned | 2024-06-05T13:25:57Z | |
dc.date.available | 2024-06-05T13:25:57Z | |
dc.description | 2020 - 2021 | it_IT |
dc.description.abstract | La presente tesi si configura come un’indagine sul Fortleben dell’ultima sezione della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio (libri 33-37), dedicata alla mineralogia e alla storia dell’arte, in età tardoantica e altomedievale, lungo un arco cronologico compreso tra il III e l’VIII secolo d.C. Dopo un’introduzione in cui si illustrano le principali caratteristiche dei libri 33-37 e il loro ruolo nell’architettura dell’enciclopedia pliniana, l’indagine sul Fortleben inizia nel primo capitolo, diviso in due parti: nella prima si analizza la tradizione diretta della Naturalis Historia, mediante un esame dei testimoni frammentari precarolingi a noi giunti, di cui solo uno restituisce parte dell’ultima sezione dell’opera, e di alcuni manoscritti, databili tra VIII e IX secolo, da cui è tradita la mineralogia pliniana. Nella seconda parte del capitolo, invece, si indaga la tradizione indiretta della Naturalis Historia; l’analisi passa in rassegna le principali raccolte di estratti, scholia ed epitomi che, a partire dal III secolo, rappresentarono canali alternativi per la circolazione di alcune parti dell’opera, e si sofferma sui contenuti degli Scholia Vallicelliana riconducibili all’ultima sezione dell’opera pliniana. Nel secondo capitolo l’indagine si concentra sugli autori di età tardoantica; dopo un’analisi del processo di smembramento ed epitomazione a cui la mineralogia pliniana andò incontro con i Collectanea rerum memorabilium di Solino, si indaga il diverso atteggiamento che, tra III e V secolo, alcuni tra i principali esponenti del cristianesimo occidentale ebbero nei confronti della Naturalis Historia. Si esaminano i contenuti mineralogici presenti nel De cultu feminarum di Tertulliano, nelle opere esegetiche di Ambrogio e Girolamo, e nel De civitate Dei di Agostino, rivalutando il ruolo svolto dal mondo cristiano nella storia del Fortleben pliniano, spesso enfatizzato dalla critica, e si evidenziano, di volta in volta, le diverse modalità di impiego (o mancato impiego) dell’opera di Plinio. Chiude la sezione dedicata alla tarda antichità una parentesi sugli echi e le influenze pliniane rintracciabili in opere letterarie e ‘disinteressate’ di alcuni autori di IV secolo, con particolare attenzione ad alcune riprese di carattere antiquario presenti nella Mosella di Ausonio. Il terzo capitolo prende in esame la conoscenza della Naturalis Historia da parte di Isidoro di Siviglia, la cui produzione costituisce un punto di snodo importante nella storia del Fortleben pliniano. Dopo alcune considerazioni relative alle opere presenti nella biblioteca di Siviglia e al rapporto tra Isidoro e le sue fonti, l’analisi si concentra sul problema della conoscenza diretta o indiretta che Isidoro ebbe dell’opera pliniana, con una discussione delle diverse ipotesi formulate dalla critica. Partendo da alcune osservazioni sul metodo di lavoro dell’autore e del suo scriptorium, si considera l’ipotesi di una conoscenza diretta dei libri 33-37 da parte del vescovo e della realizzazione di estratti pliniani ad opera dell’atelier sivigliano; a tal proposito, si esaminano alcune glosse del Liber glossarum contenenti materiale mineralogico pliniano, con particolare attenzione ai recenti studi sulle fonti di tale glossario e sul materiale ‘preparatorio’ isidoriano in esso confluito. Si evidenziano, infine, i punti di contatto tra la mineralogia isidoriana e quella pliniana mediante un’analisi della struttura e dei contenuti del libro 16 delle Etymologiae. Nel quarto capitolo l’indagine si sposta su una particolare categoria di fonti per la storia dell’arte, i ricettari tecnico-artistici di età tardoantica e altomedievale; dopo un’introduzione dedicata alle caratteristiche di questa tipologia testuale e alle principali raccolte di ricette a noi giunte, l’attenzione si concentra su un trattato in particolare, il De coloribus et artibus Romanorum, datato, secondo le più recenti posizioni della critica, intorno all’VIII secolo, e attribuito a un autore di nome Eraclio, il quale menziona Plinio come auctoritas per le arti e la mineralogia. L’ipotesi di una possibile conoscenza dell’ultima sezione della Naturalis Historia da parte di Eraclio è vagliata alla luce di alcuni confronti testuali relativi a procedimenti di glittica e fabbricazione di colori. Chiude l’indagine sul Fortleben pliniano il quinto capitolo, dedicato alla diffusione dell’enciclopedia pliniana in area insulare; si analizza la conoscenza che Aldelmo di Malmesbury ebbe della Naturalis Historia, e in particolare del libro 37, con attenzione a due citazioni pliniane contenute nel De pedum regulis e alle nozioni mineralogiche presenti negli Aenigmata. Si indaga, in seguito, la presenza della Naturalis Historia in Northumbria, da dove proviene un importante testimone di VIII secolo, il codice Leiden UB, VLF, 4, e dove l’opera è spesso citata da Beda il Venerabile; in tale contesto, si tenta di stabilire se il monaco anglosassone ebbe a disposizione e utilizzò l’ultima sezione dell’enciclopedia pliniana. [a cura dell'Autore] | |
dc.description.abstract | This dissertation investigates the Fortleben of the last section of Pliny the Elder’s Naturalis Historia (books 33-37) in Late Antiquity and the early Middle Ages (3rd – 8th century AD). After an introduction in which the author resumes the main features of books 33-37 and explains their role in the architecture of the Plinian encyclopedia, in the first chapter the analysis deals with the direct tradition of the Naturalis Historia, with a focus on the «pre-Carolingian fragments» and on the witnesses of Plinian mineralogy from 8th/9th century, and the indirect tradition, offering an overview of the main sets of excerpts, scholia (with a focus on the Scholia Vallicelliana) and epitomes of the Naturalis Historia until the 8th century. The second chapter analyses the main stages of Plinian reception in late antique authors; after an analysis of the process of dismemberment and epitomization of the Plinian mineralogy in Solinus’ Collectanea rerum memorabilium, the author investigates the different attitude that, between the 3rd and the 5th centuries, some of the main exponents of Western Christianity (Tertullian, Ambrose, Gerome and Augustine) had towards the Naturalis Historia. This chapter ends with a parenthesis on the knowledge of the Naturalis Historia in literary and ‘disinterested’ works of the 4th century, with particular attention to some Plinian echoes in Ausonius’s Mosella. The third chapter discusses the problem of the knowledge and the reuse of Pliny the Elder’s Naturalis Historia in Isidore of Seville’s Etymologiae. After some considerations on the library of Seville and the relationship between Isidore and his sources, the analysis focuses on the problem of Isidore’s direct or indirect knowledge of Pliny’s work. Starting from some observations on Isidore’s working method, the author examines the possibility of a direct knowledge of books 33-37 by the bishop and the creation of Plinian extracts by the scriptorium of Seville; in this regard, some glosses of the Liber glossarum containing Plinian mineralogical material are considered, with particular attention to recent studies on the sources of this glossary and on the Isidorian ‘preparatory’ material which flowed into it. In the last section, the points of contact between Isidorian and Plinian mineralogy are highlighted through an analysis of the structure and contents of book 16 of the Etymologiae. The fourth chapter deals with technical-artistic treatises and collections of recipes of Late Antiquity and early Middle Ages. The author provides an overview of the main features of this textual typology and then focuses on Heraclius’ De coloribus et artibus Romanorum, a treatise dated around to 8th century in which the author mentions Pliny as an auctoritas for mineralogy and art. Through the comparison between some passages of Heraclius’ treatise and the Naturalis Historia, the hypothesis of a possible knowledge of the last section of Plinian mineralogy by Heraclius is then examined, with a focus on glyptic and the making of colors. In the last chapter the author analyses the reception of Plinian mineralogy by Aldhelm of Malmesbury and the Venerable Bede. Starting from the analysis of two Plinian quotes in the Aldhelm’s De pedum regulis and mineralogical notions contained in his Aenigmata, in the second section the author deals with the circulation of the Naturalis Historia in Northumbria, from which an important Plinian manuscript of 8th century comes (Leiden UB, VLF, 4) and where the Naturalis Historia is cited by the Venerable Bede; in this context, an attempt is made to establish whether the Anglo-Saxon monk had at his disposal and used the last section of Plinian encyclopedia. [edited by Author] | it_IT |
dc.language.iso | it | it_IT |
dc.subject.miur | L-FIL-LET/04 LINGUA E LETTERATURA LATINA | it_IT |
dc.contributor.coordinatore | D’Onofrio, Giulio | it_IT |
dc.description.ciclo | XXXIII ciclo | it_IT |
dc.contributor.tutor | Esposito, Paolo | it_IT |
dc.identifier.Dipartimento | Scienze del Patrimonio Culturale | it_IT |
dc.title | Plinio il Vecchio e la letteratura tecnico-artistica: indagine sul Fortleben dei libri 33-37 della Naturalis Historia in età tardoantica e altomedievale | it_IT |
dc.contributor.author | Tafuri, Felicia | |
dc.date.issued | 2022-03-10 | |
dc.identifier.uri | http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/6987 | |
dc.type | Doctoral Thesis | it_IT |
dc.subject | Plinio il Vecchio | it_IT |
dc.subject | Fortleben | it_IT |
dc.subject | Naturalis Historia | it_IT |
dc.publisher.alternative | Universita degli studi di Salerno | it_IT |